Je suis gay

new-york-pride_custom-1cc8e4e8338854f3d0cda61126fb715fa3cfe07b-s1300-c85E’ strano il popolo della rete. Il popolo che trasuda giustamente indignazione contro il politico imbroglione, contro Equitalia che se la prende col pensionato, contro il terrorista arabo che uccide innocenti , contro il pedofilo della porta accanto che viola l’innocenza dei bambini.

E’ strano il popolo della rete che solidarizza con Parigi attaccata dai terroristi, che mostra le matite a favore della satira, che piange il bambino morto cullato dalle onde del mare, che colora le bacheche di bandiere della pace, che mostra i nastrini ad ogni piè sospinto, che è sempre un je suis qualcosa.

Ma ora quel popolo dov’è?
Poche reazioni alla strage di Orlando, una strage così lontana dall’Italia, geograficamente ma soprattutto civilmente. E allora forse si capisce perché ci sono voluti decenni per avere uno straccio di legge sui diritti civili, perché si riconoscesse che la discriminazione sessuale è odiosa quanto quella razziale.
E viene il dubbio che quell’indignazione e quella solidarietà siano solo moda , un politically correct di maniera, perché in fondo quello che è accaduto negli U.S.A. riguarda solo i gay .

_89957382_hi033443094Anche per l’AIDS si ragionava così ed a furia di pensare che la cosa non ci riguardasse, il virus si diffuse nell’intero pianeta in maniera rapidissima. Analogamente se continueremo a pensare che gli omosessuali sono essere umani meno umani di noi, e che in fondo calpestare la loro dignità o addirittura attentare alla loro vita non sia pericoloso anche per noi, ci ritroveremo presto travolti dall’odio di fanatici che troveranno comunque un motivo per calpestare i nostri diritti e la nostra intera esistenza.

Indignamoci con forza contro l’intolleranza di Orlando, solidarizziamo con la comunità omosessuale da subito e cerchiamo così di cancellare il velo di ipocrisia che offusca le nostre menti.
Ora è il momento di gridare: je suis gay!