Uno sguardo al territorio

VNV21_060Considerata l’ampia e straordinaria partecipazione, i lavori del tavolo tematico sono stati divisi in due gruppi distinti, nel tentativo di rendere proficuo il confronto. Il primo gruppo si è occupato delle tematiche relative allo sviluppo socio-economico, il secondo ha affrontato i temi dello sviluppo del territorio.

Premessa
La discussione è iniziata a partire dagli esiti e dalle proposte dell’incontro tenuto nel 2014. Sinteticamente, è emersa in primo luogo la necessità, da parte della comunità nocerina, di completare il processo di pianificazione locale avviato in altri settori (PUC etc) con un documento strategico partecipato dalle forze economiche e sociali cittadine che esprima chiaramente gli obiettivi da raggiungere in funzione di una chiara idea della Nocera che vogliamo, da qui ai prossimi anni.

Il documento viene immaginato come una proposta permanentemente aperta e comunque in grado di poter sviluppare le azioni proposte, coerentemente con gli obiettivi comunitari di Europa 2020.

Questo processo viene proposto nella consapevolezza che le difficoltà sono rilevanti e le prospettive difficili, ma che il futuro va determinato anche attraverso scelte ed azioni positive. Si chiede quindi alla nostra comunità ed all’amministrazione di individuare un percorso di cooperazione ed una serie di iniziative faro da mettere in campo nei prossimi mesi, come tentativo di rilancio dell’economia cittadina, sviluppo della occupazione e risposta al degrado che incombe su tutto l’agro nocerino-sarnese.

Tale percorso è sostanzialmente orientato a definire scelte strategiche e progetti coerenti con una visione di Nocera come società sostenibile (territorio della qualità della vita), società aperta (territorio dell’accoglienza), società della conoscenza (territorio dell’apprendimento) e sistema produttivo competitivo (territorio dell’impresa), in un’ottica di medio-lungo periodo.

Proposte per Nocera
In ambito municipale, tenuto conto delle limitate risorse economiche ed istituzionali dei comuni, per favorire una crescita sostenibile ed inclusiva e coerentemente con gli obiettivi strategici da definire – richiamati in premessa e che potranno essere definiti da una discussione più ampia e partecipata –  si popone di intervenire inizialmente nei seguenti ambiti:

Carico fiscale delle imprese, attraverso i limitati margini di manovra del bilancio comunale, adottando una serie di incentivi che indichino chiaramente gli obiettivi strategici da raggiungere, come possono essere gli incentivi alla delocalizzazione, al recupero delle aree, alla nascita di start up giovanili, ai programmi di rigenerazione urbana o valorizzazione del centro storico..

Semplificazione burocratica, con l’avvio del Forum della semplificazione burocratica come processo interno all’amministrazione e di dialogo con gli altri enti per ridurre l’onere burocratico

sulle imprese, con la finalità di creare uno spazio permanente nel quale l’impresa possa concretamente percepire che la soluzione dei propri problemi è l’obiettivo principale dell’amministrazione pubblica. In questo spazio la circolazione delle informazioni è il bene pubblico da produrre in quantità significative a vantaggio dell’attività della piccola e media impresa. L’obiettivo di mandato è la possibilità di trasformare la città in un’area a burocrazia zero.

Completamento delle infrastrutture digitali, principalmente con il completamento della banda larga e della rete wireless pubblica.

Completamento interventi urbanistici, avrebbe un valore anche simbolico  il completamento di alcune opere in corso da anni. Una per tutte: lo spazio pubblico di via Siciliano.

Interventi di salvaguardia ambientale, tra i tanti c’è un intervento non più rinviabile: la messa in sicurezza dell’area di Mont’Albino interessata dalla frana.

Potenziamento delle aree industriali, con completamento delle aree ancora inattive, dotazione di servizi innovativi, anche incentivando la logica dei cluster.

Sviluppo delle reti, con l’obiettivo di sostenere le imprese nel diritto alla sicurezza energetica in termini di forniture, chiedendo in cambio un impegno a favore del risparmio energetico e del rispetto dell’ambiente.

Passaggio da un sistema di welfare redistributivo a uno generativo, partendo dal presupposto che le ingiustizie e le disuguaglianze che oggi ci troviamo ad affrontare superano la capacità redistributiva dei fondi a disposizione, si configurerebbe come prassi molto impattante, sia in termini di effettivi benefici per il territorio, sia in una logica di recuperare quelli che un tempo venivano definiti nuovi bacini occupazionali. Si tratta di una transizione dal concetto di diritto individuale a quello di diritto sociale. Le sperimentazioni in atto in altre regioni italiane, che riprendono le buone prassi consolidate nei paesi del nord Europa, ci mostrano che oggi il welfare è un sistema assistenziale gestito a costo e non a investimento, che non cerca forme più efficaci di aiuto e sviluppo sociale. Le poche risorse a disposizione devono cominciare a “rendere”; diritti e doveri devono legarsi indissolubilmente in una nuova assunzione di responsabilità collettiva. Non siamo più in grado, probabilmente, con le risorse derivanti dalla fiscalità, di garantire diritti individuali a cui non corrispondono doveri di solidarietà. Oggi i servizi a riscossione individuale non chiedono e non incentivano solidarietà e responsabilizzazione sociale. Occorre forse cambiare paradigma, per far accettare l’idea che il sostegno ricevuto debba in quota parte essere reinvestito per rigenerare risorse, per mettere gli stessi diritti a disposizione di altri portatori di bisogni.

L’Agro e la dimensione territoriale
La seconda parte della discussione è stata catalizzata dalla consapevolezza che qualunque ipotesi di strategia municipale impatta i seguenti aspetti:

Conoscenza del territorio: quindi elaborazione e/o aggregazione dei dati e delle informazioni, strumenti indispensabili di conoscenza della realtà e piattaforma quantitativa e qualitativa per poter elaborare qualunque strategia che individui le funzioni di cui che la nostra città intende dotarsi. Non siamo all’anno zero ma è necessario

Necessità di programmazione a livello sovracomunale: Siamo all’avvio della nuova programmazione comunitaria, con la Regione che ha avviato una campagna di ascolto nei territori per definire le politiche e le scelte regionali nell’uso dei fondi strutturali e nazionali. Gli stessi strumenti legislativi di finanziamento sembrano favorire  i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti (spesso in unione fra loro) e quelli superiori ai 50.000.

Forse però non è soltanto il dato strumentale a consigliare di armonizzare la pianificazione strategica in una più vasta programmazione del territorio. Il fatto è che si tratta di un elemento utile a ciascun comune dell’agro, ciascuno troppo piccolo e disarmonicamente sviluppato per poter ambire ad una propria autosufficienza.

Anche per le tematiche di cui si è occupato questo gruppo di lavoro appare necessario cogliere il momento storico attraverso:

Definizione di obiettivi comprensoriali che rilancino l’occupazione e lo sviluppo, a partire dalla definizione delle funzioni da garantire e dagli strumenti e opportunità presenti. Per fare un banale esempio, dubitiamo che il prestigioso contenitore “Caserma Tofano” possa essere utilizzato e sostenuto dal Comune di Nocera, a prescindere dai problemi che potrebbe creare in termini di mobilità e traffico, in assenza di una definizione di funzioni che coinvolga, economicamente e strategicamente, altri soggetti pubblici e privati.

Incentivazione degli strumenti associativi, nei servizi e nelle funzioni, anche cominciando a verificare seriamente la possibilità, le criticità e le opportunità dell’unione delle due Nocera.

Rilancio della Agenzia di Sviluppo dell’agro nocerino-sarnese, in grado, anche quale soggetto pubblico, di aggiornare il processo di conoscenza del territorio, lavorare al potenziamento dei cluster industriali, al sostegno all’internazionalizzazione delle imprese, alla formazione del management, allo sviluppo di un marketing territoriale adeguato in termini di sostenibilità ambientale, all’accompagnamento a programmi di rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio storico, culturale ed urbanistico. Tutto ciò potrebbe ampliare la capacità delle singole cittadine, ragionando in termini di territorio omogeneo, di area vasta, di intercettare i fondi disponibili e gli incentivi esistenti.

Anzi, questa scelta strategica, sostenuta politicamente dalle popolazioni e dalle amministrazioni comunali, a partire dall’amministrazione di Nocera, comunità alla quale viene riconosciuto il merito di aver arginato (o almeno tentato di) il degrado progressivo che la lunga crisi socio-economico ha prodotto nell’agro, potrebbe essere in grado di orientare le scelte che la Regione si appresta a compiere, anche emendando precedenti scelte programmatiche presenti nei documenti di pianificazione (ad esempio il PTCP della provincia di Salerno), che rischiano di condannare l’agro intero ad un ruolo di marginalità, periferia della metropoli napoletana.

Paolo Donnarumma