Un impegno per l’ambiente

Dissesto idrogeologico ed inquinamento delle acque | Come ci muoviamo

I due temi principali di cui si è discusso sul tavolo “Ambiente” sono stati l’assetto idrogeologico del territorio nocerino e la mobilità sostenibile.

VNV21_083Sul primo punto abbiamo ricevuto il contributo del presidente provinciale delle  Guardie Ambientali di Italia, del dott. Geol. Giulio Tasco, del presidente del Comitato “No Vasche” Emiddio Ventre e dell’ing. Vincenzo Adamo più specificamente già impegnati su questo fronte ed in particolare sulla gravità della stato delle aste idriche che attraversano il territorio di Nocera e dell’agro nocerino-sarnese. Tutti gli altri partecipanti hanno offerto il proprio punto di vista e numerosi altri spunti di riflessione.

Le primissime proposte su cui si è trovato comunanza di vedute sono la richiesta alla Regione Campania di istituire un Ente unico Ambientale per il Bacino del Sarno dove abbiamo riscontrato la presenza, grazie all’avv. Domenico Siniscalchi, di ben cinquantuno Enti che a diverso titolo hanno competenze sull’intero comparto idrografico. Questa situazione, inevitabilmente,  procura ritardi negli interventi e impossibilità di stabilire in maniera chiara le responsabilità di chi deve fare cosa. Manca assolutamente un coordinamento da parte un unico soggetto  capace di focalizzare le priorità e inquadrare all’interno di un progetto complessivo la soluzione a due questioni che coinvolgono non solo l’ambiente inteso in senso stretto ma anche l’agricoltura ovvero l’economia locale e la salute dei cittadini: inquinamento e danni da esondazione.

Le Guardie Ambientali hanno portato l’esperienza recentemente conclusa con la chiusura di oltre 60 scarichi lungo il torrente Cavaiola e sarebbe interessante poter proseguire tale lavoro di indagine per verificare ulteriori scarichi lungo le altre aste idriche ed accertarne le autorizzazioni.

D’altro canto il lavoro più importante deve essere effettuato a monte, ovvero si leva forte la richiesta di una caratterizzazione e della bonifica non solo di alcuni tratti di canali e torrenti ma dell’intero bacino del Sarno se vogliamo aggredire e tentare di risolvere il grave problema inquinamento del fiume definito il più inquinato d’Europa che potrebbe avere gravi ripercussioni sull’economia agricola dei nostri territori. In virtù, poi, dei legami accertati in letteratura tra inquinamento e malattie oncologiche istituire un registro tumori  locale per monitorare quali e quanti casi si riscontrano e quali siano le possibili cause.

In sostanza, come manifestato anche dai rappresentati del comitato “No Vasche”, sarebbe molto più utile destinare diversamente le risorse ora appostate per il Grande Progetto Sarno definito dall’Arcadis in modo diverso, vale a dire prevedendo una completa bonifica del bacino idrografico del Sarno, effettuare interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria riconsegnando al fiume e ai sui affluenti l’alveo naturale pre-esistente, ricostruzione degli argini rimuovendo quelli attuali di epoca borbonica e non già la semplice sopraelevazione come prevede l’Arcadis. Inoltre è molto importante un diverso governo del  territorio prevedendo per tutte quelle aree impermeabilizzate (pensiamo solo a quanto suolo sia stato sottratto con la costruzione delle aree industriali ma non solo) all’interno dei territori a maggiore rischio la adozione di sistemi di raccolta acque al fine di mitigare l’afflusso verso i canali che in occasione di fenomeni piovesi più intensi provocano l’improvviso ingrossamento degli alvei e il conseguente straripamento con rottura degli argini come accaduto di recente. In alternativa, rivedere dimensione, numero e tipologia delle vasche di laminazione e sfruttare meglio tutto quanto già esiste. Crediamo che nel mondo esistano buone pratiche che possano essere adottate  ma le vasche, per essere costruite, debbono avere il prerequisito di ricevere acque prive di sostanze inquinanti o almeno non tali da compromettere i terreni su cui espandono le acque.

Passiamo al secondo tema trattato, la mobilità sostenibile. Su questo particolare argomento è stato molto utile il contributo che è venuto dai rappresentati della FIAB e dall’ing. Francesco Saverio Minardi che, seppure da punti di vista diversi, hanno portato ad una comune intesa. Il primo obiettivo per favorire la mobilità sostenibile e disincentivare l’uso dell’automobile nel centro cittadino come d’altra parte avviene nelle città del nord Europa. In una prima fase, visto che l’attuale PUC prevede già un piano delle mobilità, il suggerimento è partire con campagne di sensibilizzazione all’interno delle scuole per favorire l’uso della bicicletta ed educare i bambini ma anche gli adulti al suo utilizzo corretto. Rispetto ai contenuti del PUC che sono condivisibili auspichiamo e sollecitiamo una rapida implementazione almeno parziale di quanto è stato previsto per la parte di esso relativa alla mobilità. A tale scopo, così come già dalla stessa FIAB è stato ottenuto presso la Regione Campania e per poter procedere con uno spirito collaborativo tra associazioni, cittadini e Amministrazione, si chiede l’istituzione di un tavolo di confronto tra gli stakeholders e gli amministratori dedicato proprio alla mobilità sostenibile, dove poter intraprendere nuove iniziative,  valutarne gli effetti e verificare l’attuazione e il successo di quanto già prevede il PUC.

Infine, per poter dare modo a tutti i cittadini ciclisti di poter circolare in sicurezza e diffondere l’uso di questo mezzo almeno a partire dal centro cittadino si propone la individuazione, a ridosso del centro, della “Zona 30” ovvero di un perimetro entro il quale la velocità delle automobili e dei motocicli è limitata a 30 km/h.

Raffaele Citarella