Le persone al centro: pari opportunità e welfare

VNV21_071Inclusione sociale, sviluppo e sicurezza costituiscono i principi ispiratori di questo documento programmatico.
Il nostro approccio ai temi dell’equità e dell’inclusione sociale si basa sull’immenso potere dei piccoli passi e della forza delle “rete” intesa come condivisione di conoscenza, di sapere e di opportunità tra cittadini.
D’altronde, è anche l’unico approccio possibile nelle attuali condizioni di sostanziale paralisi che le politiche di bilancio pubbliche stanno subendo, a causa della crescente scarsità di risorse. Ed è anche l’approccio delle smart cities, perché una città intelligente è quella che usa al meglio le risorse che ha, per fare i passi più lunghi che può.
Una città intelligente è una città che incentiva le politiche di conciliazione vita-lavoro

Le recenti rilevazioni Istat sull’occupazione vantano timidi segnali di ripresa. Il trend positivo riguarda l’occupazione tout-court ma, se analizziamo i dati in chiave di genere, noteremo che l’occupazione femminile è in calo.
Alla luce di tale indicatore, dunque, parlare di conciliazione non è solo necessario ma addirittura prioritario, soprattutto in un momento storico come quello attuale, caratterizzato da un trend demografico che vede la Campania collocata tra le regioni anagraficamente più “vecchie” e nelle quali le opportunità e le occasioni di inserimento occupazionale in rosa sono meno qualificanti e più insicure.

Il dato emergente più evidente è che la gestione dei carichi familiari rimane un onere quasi esclusivo delle donne, che sono costrette a fare le acrobate per far fronte alla necessità di lavorare senza sacrificare o rinunciare del tutto alla famiglia. Questo non è un “problema di donne” ma una responsabilità collettiva.
Il primo intervento che immaginiamo, quindi, sarà appannaggio delle mamme lavoratrici. L’Amministrazione comunale potrà dare priorità alla pubblicazione di bandi per la creazione di micro-asili ed anche, nel contempo, rilanciare il servizio di Tagesmutter riproponendo il progetto “Tata Agro” svolto con successo qualche anno fa.
Ancora: per la presa in carico dell’infanzia al di sopra dei tre anni, pensiamo a centri diurni accreditati presso la Pubblica Amministrazione che si occupino di accogliere i bambini, intrattenerli con attività ricreative e di doposcuola, sopperendo anche all’onere del trasporto degli stessi con un servizio di navetta interno. Si profila così una nuova opportunità di impresa e di occupazione a tariffe sociali per l’utenza.

Inoltre, sempre avendo chiara la cronica mancanza di fondi del comparto Scuola che rende inattuabile un’ipotesi di apertura post-prandiale per lo svolgimento di attività extra-curricolari, avanziamo la proposta di una collaborazione tra Amministrazione Comunale e Chiesa Cattolica affinchè quest’ultima metta a disposizione della città strutture di proprietà attualmente inutilizzate.
La disponibilità di tali spazi creerebbe un effetto moltiplicatore: non solo conciliazione tempi vita-lavoro ma input all’inclusione sociale, attraverso il coinvolgimento attivo di altri protagonisti appartenenti a fasce deboli oggetto di tutela sociale. In primis: la terza età.

Il nostro obiettivo è quello di restituire agli anziani la consapevolezza della propria utilità ed importanza all’interno della società facendoli diventare coordinatori di gruppi di lavoro studenteschi.
Gli anziani volontari seguiranno bambini e ragazzi in attività di doposcuola oppure in attività extracurricolari come laboratori di teatro, arti o officine creative in cui dar vita a giocattoli ed oggetti appartenuti all’infanzia dei nostri nonni e sconosciuti ai giovanissimi. In questo modo, crescerà la solidarietà tra le generazioni e i ragazzi rafforzeranno il legame con le proprie radici storiche.
I giovani, per converso, potrebbero rimettere agli anziani parte del proprio sapere in fatto di tecnologie, insegnando loro, ad esempio, ad utilizzare computer, tablet e smartphone. Si realizzerebbe così un progetto di scambio intergenerazionale in grado di superare il gap anagrafico-culturale.
Una città intelligente è una città che fa “rete”

Proseguendo in quest’ottica di mutuo soccorso, allarghiamo ora il coinvolgimento all’intera collettività, certi che, in tempi di crisi, per ottenere risultati tangibili ed immediati, la strada maestra sia quella della “rete di solidarietà”, laddove il concetto di solidarietà non va inteso in senso assistenzialistico e caritatevole.
La solidarietà che vorremmo promuovere è la forza della cooperazione tra cittadini, una catena virtuale in cui ognuno è strettamente legato all’altro attraverso la condivisione e lo scambio di conoscenze, informazioni, esperienze ed abilità, personali e professionali.

Può sembrare un concetto buonista ma, a ben vedere, la forza della collaborazione bypassa le lungaggini della burocrazia e rimuove l’ostacolo della carenza di fondi strutturali.
Pensiamo, ad esempio, alla Banca del Tempo, un istituto di credito molto particolare poiché presso il suo sportello non si deposita denaro ma la propria disponibilità a scambiare prestazioni con altri aderenti, usando il tempo come unità di misura degli scambi. Avendo presenti esperienze consolidate in altre realtà, a far parte delle Banche del Tempo sono per lo più donne lavoratrici, di ogni settore, che trovano in queste associazioni un luogo che permette la compensazione tra il tempo di lavoro professionale e il tempo di lavoro familiare. Si viene a creare così una vera “rete di salvataggio”.

La Banca del Tempo, così come la immaginiamo, sarà uno spazio vivo e fattivo in cui donne ed uomini potranno interagire anche sotto il profilo dello scambio di competenze professionali: un’imprenditrice, ad esempio, potrà dedicare, in cambio di commissioni semplici, il proprio tempo ad una donna che ha bisogno di consigli per avviare un’attività oppure una libera professionista potrà mettere a disposizione il proprio know-how specifico ad una donna più giovane e meno esperta che sta cominciando a muovere i primi passi nel medesimo settore.
La Rete diventerà il principale motore di accesso alle informazioni ed alla conoscenza. Molto spesso, infatti, nonostante massicce campagne di comunicazione realizzate dalle Pubbliche Amministrazioni per promuovere servizi di pubblica utilità, alcuni servizi restano sconosciuti a quelle fasce di popolazione più deboli (anziani, immigrati, cittadini con grado di scolarizzazione medio-basso) che non hanno dimestichezza o facile accesso agli strumenti di informazione abitualmente usati (social, web etc…)

Per colmare tale gap comunicazionale, lanciamo un’idea semplice ma concreta: coinvolgere gli Amministratori di Condominio che diventeranno attori di pubblica utilità nella creazione di una Rete capillarmente presente e distribuita sul territorio comunale.
Gli amministratori saranno ambasciatori di servizi per il cittadino e, loro tramite, i Nocerini potranno accedere, a costo zero, a servizi prima non fruibili a tutte le fasce della popolazione, direttamente al proprio domicilio.
La nostra Associazione, Cambiamenti, si propone come partner attiva e fattiva degli Amministratori Condominiali, raccogliendo le adesioni di tutti coloro che, liberi professionisti, volontari o anche semplici cittadini senza specializzazioni particolari, vorranno prestare supporto e sostegno alla collettività e comunicandone i nominativi agli Amministratori.

Così, per esemplificare, questi ultimi informeranno i Condomini di quali professionisti offrono, gratuitamente, servizio CAF, consulenza fiscale o legale; forniranno i nominativi dei Consulenti a cui rivolgersi per delucidazioni circa un bando di concorso o di servizio comunale.
Privati cittadini desiderosi di “dare una mano” alla collettività potranno comunicarci la propria disponibilità a prestare servizi di supporto all’autonomia ed alla dignità degli anziani (ritiro ricette mediche, acquisto farmaci, dog sitting, mobilità etc…) e per servizi di manutenzione e gestione della casa (preparazione pasti, stiratura, riparazione impianti ed attrezzature domestiche, giardinaggio etc…)

La “rete” passerà, ovviamente, anche attraverso canali istituzionali. Protagonista sarà l’Amministrazione Comunale alla quale chiediamo di massimizzare sforzi e strumenti per realizzare una comunicazione efficiente ed efficace la cui summa sarà la creazione di uno Sportello dedicato presso il Palazzo di Città.
Finalità di tale Info-point sarà informare esclusivamente sulle attività e sui servizi svolti dall’Ente Comune, offrendo alla cittadinanza aggiornamenti sulle ultime novità in materia di politiche sociali, welfare ed opportunità occupazionali, assistenza sulla corretta decodificazione di bandi ed avvisi comunali, informazioni su attività concrete svolte sul territorio.

Una città intelligente è una città che previene fenomeni di violenza sociale

Secondo una recente ricerca dell’Istat pubblicata a giugno 2015 e relativa al quinquennio 2009-2014, il 31,5% delle donne italiane di età compresa tra i 16 ed i 70 anni è stata vittima di violenza, fisica o sessuale, almeno una volta nella vita. Vale a dire: una donna su tre,
Un dato impressionante ma fortunatamente più contenuto rispetto alle stime relative al quinquennio precedente.

L’informazione massiva e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica sull’argomento rivestono un ruolo primario in questa contrazione del fenomeno. Tuttavia, siamo convinti che soltanto l’educazione al rispetto della donna possa determinare una radicale soluzione al problema. Pertanto, noi auspichiamo una collaborazione tra Amministrazione e Istituti scolastici del territorio affinché, nelle scuole medie e superiori, trovino giusta collocazione ed importanza uno Sportello Donna, un Centro anti-bullismo ed un Osservatorio sulla violenza minorile. Educazione è prevenzione e la prevenzione è ancora più efficace se comincia dall’adolescenza.
Chiediamo poi l’incremento delle strutture destinate all’accoglienza sul territorio comunale e comprensoriale.
Come già ipotizzato sopra, si potrà coinvolgere la Chiesa Cattolica affinché metta a disposizione location di proprietà da adibire a case-famiglia.

Sarebbe opportuno, inoltre, non limitarsi all’apertura di centri destinati al’accoglienza di donne con figli ma pensare anche a strutture dedicate all’accoglimento di donne single senza figli, categoria che, in molti casi, incontra ancora più difficoltà della precedente nel cercare supporto ed asilo.
Una città intelligente è una città che tutela le unioni civili

Una città di opportunità che ha come prerogativa le “persone al centro” non può non volgere lo sguardo alla tutela delle unioni civili, per dimostrare, in particolare, l’ispirazione della propria attività ai principi costituzionali di tutela dei diritti inviolabili dell’uomo.
Coloro che affidano i propri progetti di vita a forme diverse di convivenza, siano esse tra persone di sesso diverso o dello stesso sesso, abbisognano di tutele senza discriminazioni.
A tal fine, dal confronto con i presenti al tavolo, è emerso un unanime consenso all’istituzione di un Registro comunale delle Unioni Civili.

Tale registro, già adottato in moltissimi comuni italiani, consiste in un elenco nel quale iscrivere, secondo la distinzione operata dalla legge, le persone che non siano legate da vincoli “legali” (matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela), ma solamente da vincoli affettivi e di reciproca solidarietà.
Le coppie che chiederanno l’iscrizione nel registro comunale delle Unioni Civili potranno finalmente vedere riconosciuta la dignità di coppia nella società e nei diversi momenti della vita quotidiana.
Il registro è concepito come strumento utile al possibile godimento di benefici e diritti di diversa natura, previsti oggi dalla legislazione vigente, quali: l’iscrizione nelle graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica e nelle graduatorie per l’agevolazione sui servizi rivolti alle coppie; l’utilizzazione della medesima classe di rischio nell’adozione di una assicurazione RC auto prevista per il convivente; il rilascio di permessi di sosta e circolazione in zone a traffico limitato Z.T.L. (convivenza di fatto); l’ottenimento di informazioni circa lo stato di salute del convivente nonché la possibilità di assisterlo nelle strutture sanitarie in caso di degenza; l’eventuale risarcimento di danni morali e materiali in caso di morte del convivente causata colpevolmente da terzi.