Il mare ed il bambino

AylanIl mare ed un bambino: un binomio che fino ad ieri ci faceva pensare alle vacanze, ai giochi in acqua, alle palette ed ai castelli di sabbia da costruire e poi divertirsi a distruggere. E invece da oggi abbiamo negli occhi e nel cuore l’immagine del mare che adagia sulla battigia un bambino che sembra dormire cullato dalle onde e che invece sappiamo non si sveglierà mai più.

E siamo increduli,addolorati, sgomenti.
E ci indigniamo nei confronti dei terroristi e dei guerrafondai ed accusiamo l’Europa e il Governo per le loro inefficienze.

Ma questa rabbia che invade il web ed i mass-media dove era nascosta fino ad ieri?
Nei discorsi da treno del tipo: “io non sono razzista, ma….” ? Oppure nell’idea che gli extracomunitari ci rubano il lavoro?

E anche nella nostra piccola realtà cittadina, tutti ci siamo allarmati quando si ventilò l’ipotesi che la Caserma Tofano potesse ospitare dei profughi. Perché l’accoglienza è una gran cosa purché la si faccia non a casa nostra.

Ed allora riflettiamo tutti davanti alla fotografia di Aylan ripensando alle nostre misere ipocrisie che hanno creato i presupposti affinché il mare ed un bambino si palesassero in un’ immagine di morte.