Uno vale uno? Non sempre è così

Ieri ho partecipato al congresso del pd del circolo di Nocera inferiore. Ho deciso di tesserarmi perché ho partecipato a due riunioni del gruppo cambianenti ed ho, finalmente, trovato uno spazio di confronto all’interno del pd, il partito che, quando nacque, pensavo fosse il contenitore ideale per le mie idee, ma già pochi mesi dopo mi deluse con la logica dei numeri e delle tessere. Fuoriusciti dall’Udeur, scontenti di Cirielli entravano nel partito con il loro bel pacchetto di tessere e avevano pretese su un progetto che non gli apparteneva, non potevano condividere, semplicemente perché parole come collegialità, partecipazione, solidarietà, rispetto delle minoranze, pari opportunità non erano che semplici parole da usare in campagna elettorale e non racchiudevano quei concetti profondi che sono la base culturale ed emozionale di ogni vero democratico. Ho partecipato a campagne elettorali e congressi con una sorta di amaro in bocca, la sensazione che in qualche modo i giochi fossero fatti altrove, in un altro momento, e per quanto le mie idee fossero state condivise da amici e compagni, non avrebbero trovato sbocco, se non attraverso l’apertura del mio portafoglio.

Da attivista sono diventata elettrice, disattenta alle dinamiche locali e spettatrice del penoso teatrino politico, quotidianamente spiattellato dai media, che davano i nostri vertici. Per due elezioni non ho votato. Per un cittadino attivo, non recarsi alle urne è frustrante, mortificante, è l’ammissione silenziosa di una resa incondizionata. È decidere di vivere ai margini, di osservare. Poi ho partecipato controvoglia ad una riunione di cambiamenti, a sant’Antonio. Ci sono andata perché mia sorella, che era sinceramente addolorata per la mia resa, perché cosciente di quanto fosse importante per me l’attivismo, mi disse: sarà bello. E, caspita! Era bello, era bello davvero! Donne e uomini seduti a discutere su tavoli tematici, a portare proposte concrete. Nessuno in cattedra a riempirsi la bocca con discorsi privi di contenuto e ricchi di belle parole. Ho solo il forte rimpianto di essere stata terribilmente scettica, non credere fino in fondo che si potesse realmente fare politica in quel modo, e non essermi impegnata per appoggiare con forza quel progetto. Ho permesso ai vecchi meccanismi di impedirmi di vedere che da sant’Antonio stava sgorgando una sorgente di acqua cristallina, che aveva rinfrescato ed animato anche gente con più esperienza e più battaglie di me. Perché, carissimi, per alcuni fare politica è una sincera passione, che parte dal cuore, che ti prende allo stomaco, come un amore non compreso, che devi quasi giustificare agli occhi di chi ti chiede quale sia il guadagno. Penso che nessuno guadagni qualcosa dalla vicinanza con l’amato.

Ed io adesso mi sono in un certo senso riconciliata con la politica e, nonostante mi sia nuovamente scontrata con la fredda logica dei numeri, ringrazio prima di tutto Dina Pagano, che mi ha invitato a quella riunione e mi ha consentito di confrontarmi con altri elettori, cittadini come me. Ringrazio Vincenzo Stile, per la sua attività e le energie spese. Ringrazio Renato Guerritore, perché gli ho sentito fare uno degli interventi più cristallini e leali che abbia mai sentito. Ringrazio Ettore Verrillo, perché è lucido e appassionato e mi ha stimolato a partecipare. Ringrazio Salvatore Forte e Cristina Oliveto, Giacomo Apicella, Paolo Donnarumma e tanti altri, per la capacità di donarsi al partito e perché mi hanno insegnato che non si molla quando le cose non vanno come si vuole, ma ci si rimbocca le maniche e si va avanti.

ingrazio Giovanni F. Russo Oranges, che contemporaneamente si cimentava nell’impresa titanica delle primarie a sindaco del comune di Giugliano, ed era come una spina nel fianco per il mio senso civico assopito. Ringrazio Giancarlo Di Serio, per il suo discorso al congresso, che non mi ha fatto sentire sola. Ringrazio tutti voi per avermi fatto riaccendere la fiamma, ma ringrazio mio padre Antonio Pagano, per il suo amore incondizionato e talmente forte per la politica, che lo ha trasmesso alle sue figlie naturalmente e perché, nonostante anni di vita di partito, ci incita ancora a perseguire quella che è, o dovrebbe essere la vera Politica. Ma il ringraziamento più forte è per Dina, per la sua coerenza, il suo senso di gruppo, la sua professionalità, l’entusiasmo dimostrato e la speranza che ha dato a tanti di poter volare alto

Simona Pagano