Selma: la marcia non è ancora conclusa

selmaSono passati 50 anni dal 7 marzo 1965, data storica nel cammino per i diritti civili: in quel giorno, 500 dimostranti, guidati da Martin Luther King, diedero inizio in Alabama alla marcia da Selma a Montgomery, la capitale dello Stato. La manifestazione venne bloccata brutalmente dalle forze dell’ordine sull’Edmund Pettus Bridge, un ponte sul fiume Alabama.

Fu il “bloody sunday” statunitense, la domenica di sangue. Ma quell’episodio diede nuova forza al movimento per la difesa dei diritti degli afroamericani che riuscì a ottenere, due marce e cinque mesi dopo, il “voting rights act“, la legge che proibiva la discriminazione razziale e rafforzava il diritto di voto difeso dal quindicesimo emendamento della Costituzione Usa.

Fu il via libera all’iscrizione nelle liste elettorali delle minoranze razziali. Cinquant’anni dopo e nel pieno della rinnovata questione razziale il primo presidente nero degli Stati Uniti, Barack Obama, ha guidato insieme alla moglie Michelle e alle due figlie, la manifestazione per ricordare la marcia.

obama selma“Selma non riguarda il passato. Selma è ora”, così Barack Obama ha voluto ricordare quanto ancora ci sia da fare in America per superare le ingiustizie e le divisioni razziali e affermare in pieno i diritti civili per tutti i cittadini, evidentemente facendo riferimento quanto è accaduto venerdì nel Wisconsin o in precendenza a Ferguson, giovani afroamericani uccisi dalle forze dell’ordine.

Non sarebbe corretto dire che «in America le divisioni razziali sono innate», ha aggiunto. Eppure sarebbe un errore anche “suggerire che il razzismo è ormai bandito” o che il lavoro che portò gli attivisti per i diritti civili dell’epoca a Selma “è completato”. Per Obama, la storia razziale della nazione “ancora getta su di noi la sua lunga ombra”. Per questo, ha proseguito il presidente, “sappiamo che la marcia non è ancora conclusa, la corsa non è ancora vinta”.